Istanbul: a cavallo tra Oriente ed Occidente

Istanbul è molto più di una città. Istanbul è l’incontro tra L’Oriente e l’Occidente, le cui culture si fondono come colori sulla tela, dando vita a un’opera straordinariamente unica. Moschee, bazar e pescatori, ma anche castelli, centri commerciali e uomini d’affari. Istanbul non sarà mai come te l’aspetti.

Noi ci siamo stati 4 giorni nel marzo 2014, all’interno di un itinerario più grande, che comprendeva anche Ankara (capitale governativa della Turchia) e la Cappadocia (puoi leggere il mio articolo qui), regione situata in Anatolia.

Una striscia di cemento tra Europa e Asia
Ponte del Bosforo, una striscia di cemento tra Europa e Asia

Istanbul, ex Costantinopoli ed ancor prima Bisanzio, è la città più popolata d’Europa con i suoi 13 milioni e passa di abitanti, ed è il centro economico della Turchia. Una delle tante qualità che rende celebre questa megalopoli, è quella di essere percorsa dal Bosforo, lo stretto che collega il Mar di Marmara con il Mar Nero, spaccando la città tra Europa ed Asia. Come potete ben immaginare, data la sua posizione strategica e la sua storia, è uno degli sbocchi commerciali più importanti e trafficati del mondo. La sponda europea, attraversata a sua volta dal Corno d’Oro (che la divide tra Nord e Sud), è quella dove è situata la maggior parte dei luoghi di interesse, mentre la sponda asiatica è per lo più la parte della città dove la gente vive. Quelli che lavorano nella parte asiatica della città hanno tre scelte al mattino: percorrere in auto l’imponente Ponte del Bosforo (o il Fatih Sultan Mehmet, gli unici due ponti esistenti al giorno d’oggi), utilizzare la nuovissima linea ferroviaria sottomarina Marmaray, oppure per i più tradizionalisti, percorrere lo stretto via mare a bordo di uno dei numerosi battelli.

Ponte di Galata
Ponte di Galata sul Corno d’Oro

Avendo purtroppo pochi giorni a disposizione siamo riusciti a visitare solo la parte occidentale, per cui per chi ne avesse la possibilità direi che i giorni di permanenza minima per riuscire a visitarla tutta con comodo sono almeno 6. D’altro canto, 4 giorni sono sufficienti per averne un veloce assaggio. Abbiamo preso il volo diretto da Genova della Turkish Airlines (è davvero una compagnia eccellente), che ci ha portato nel gigantesco aeroporto Istanbul-Atatürk, situato nella parte europea ed abbiamo soggiornato in un hotel senza infamia ne lode a metà strada tra l’aeroporto ed il centro. Con il senno di poi, consiglio di soggiornarne nel centro, ci sono un sacco di quartieri davvero particolari e sicuramente più comodi. Ci siamo subito precipitati verso il centro, percorrendo la distanza per metà con i mezzi pubblici e per metà con il taxi. E qui apro una piccola parentesi: i taxi a Istanbul sono DAVVERO economici, ma attenzione alle fregature! Noi li abbiamo usati davvero molto contrattando però SEMPRE il prezzo PRIMA di salire, spesso viaggiando in condizioni davvero ai limiti della sicurezza. Per fare un esempio, più volte ci siamo ritrovati in sette dentro ad auto da cinque posti, due sul sedile davanti assieme all’autista e gli altri quattro dietro. Sconsiglio i taxi a chi seriamente soffre d’ansia per la velocità, i turchi hanno una pessima guida. Chiudendo il discorso taxi, abbiamo girato a piedi tra la bellissima Galata Kulesi (Torre di Galata), attraversando poi il Galata Köprüsü popolato giorno e notte dai pescatori (Ponte di Galata, che attraversa il Corno d’Oro collegando la parte antica della città con quella moderna) fino a raggiungere il famosissimo quartiere di Sultanahmet, che ospita la Sultanahmet Camii (nota come Moschea Blu), Ayasofya (Basilica di Santa Sofia), l’Ippodromo di CostantinopoliYerebatan Sarayi (o Sarnici, conosciuta come Basilica Cisterna), Palazzo Topkapı, la Moschea di Solimano e i due Bazar, quello delle Spezie (più tipico) e il Gran Bazar (il regno del tarocco). Attenzione alle borse nei Bazar superaffollati! Divertitevi a contrattare con i turchi sul prezzo della merce, sono degli ottimi affaristi e non si lasceranno sfuggire un cliente tanto facilmente. I luoghi di interesse sono tutti molto vicini tra loro ed è un piacere muoversi a piedi tra le variopinte vie della città, scoprendo odori, colori e suoni della cultura turca. Il costo della vita è molto basso per noi, con poche lire turche potete procurarvi dell’ottimo street food, un tipico chay e dei ricordi da portare a casa. In Turchia è sempre il momento per un buon chay e se vi viene offerto non azzardatevi a rifiutare! Il prezzo è di circa 1TL e lo potete trovare davvero ovunque. Ha un sapore molto forte e deciso, i turchi lo bevono diluito con un po’ d’acqua calda. Alla mattina potete berlo in accompagnamento a un bagel al sesamo appena sfornato oppure potete prendere un msir caldo con sale (pannocchia arrostita). Da provare anche il mitico kebab ma non aspettatevi la piadina ripiena di carne che mangiate dal kebabbaro sotto casa al ritorno dalla discoteca: il sapore della carne è molto forte e speziato, io personalmente non ho apprezzato molto l’agnello. La cosa che ho preferito in assoluto è la spremuta di melograno, prodotta nei numerosi carretti rossi sparsi per la città; più i carretti sembrano sucidi più la spremuta è buona! Ma attenzione con le bevande: EVITATE come la peste l’acqua corrente ed il ghiaccio, bevete SOLO da bottiglie e lattine sigillate. Sono stata malissimo la prima sera per colpa della mia disattenzione. Per quanto riguarda la gente, i turchi sono davvero amabili e gentili, hanno di gran lunga superato le mie aspettative, ma state attenti rispettare le loro regole se non volete incappare in situazioni spiacevoli. Per quanto riguarda la “movida”, gli animali notturni non rimarranno delusi: la sera i giovani si ritrovano nel quartiere Beyoğlu, pieno zeppo di locali dove bere qualcosa o ballare con la gente del posto.

Istanbul è davvero una città variopinta e affascinante, una delle più più belle che abbia mai visto. Ne amerete davvero ogni sfumatura!

Istanbul di notte
Istanbul di notte
Moschea Blu
Moschea Blu
Ayasofya
Ayasofya

“Ho trascorso la mia vita ad Istanbul, sulla riva europea, nelle case che si affacciavano sull’altra riva, l’Asia. Stare vicino all’acqua, guardando la riva di fronte, l’altro continente, mi ricordava sempre il mio posto nel mondo, ed era un bene. E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere.”

(Orhan Pamuk)

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